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(D)IO – IL MIO MONDO ESSENZIALE

16 luglio 2012

ANGELO LANGE’

Si chiama Angelo Langè. E’ un poliziotto della questura di Milano e nello specifico della Sezione dedicata alla droga. Lui non combatte i grandi traffici internazionali di droga né tanto meno è un infiltrato che vive per degli anni sotto copertura.

Angelo svolge un lavoro che all’apparenza potrebbe essere meno importante nell’economia generale della lotta alla droga ma in realtà è proprio lui, con la sua squadra, a rompere gli ultimi tasselli di questa lungo domino che inizia probabilmente in qualche paese del Sud America o dell’Est e finisce in qualche bagno di un locale o nel salotto di una casa. Angelo è bergamasco e come tutti i bergamaschi ha la dote di essere uno che non molla, che non si spezza, che va’ avanti caparbiamente per la sua strada. Ha circa 40 anni e nella sua esperienza di vita di strada ne ha viste di tutti i colori tanto da scrivere un libro (Vite in polvere) edito da Rizzoli.

Forse un senso di rigurgito, un odore di puzza alla fine lo si può provare alla sera quando dopo tanti anni ti ritrovi tutti i giorni a vedere le stesse facce, sua camminare lungo gli stessi marciapiedi, a sentire le solite storie, a scontrarti con il solito problema che è come un boa che non molla mai la presa. La cocaina. L’eroina del 2000. La droga che non uccide (forse) ma che annulla la mente e il corpo, portandoti volutamente a schiacciare l’accelleratore 24 ore su 24 ore da rendere la tua vita ancora più impazzita di quanto normalmente lo è.

A Milano, ma non solo, la cocaina è come il pane. Comprare coca e come andare dal panettiere sotto casa. I prezzi sono abbastanza modici. Le quantità viaggiano nei nasi a ritmi serrati, nei fine settimana tutto aumenta vertiginosamente perché bisogna vivere il fine settimana alla grande, in velocità. La coca ha mille nomi con cui nel gergo viene chiamata, uno in particolare fa spavento: barella. Arresti uno spacciatore e ne saltano fuori altri 10. La routine è più o meno sempre questa: chi è consumatore alla fine diventa lui stesso spacciatore per procurarsi i soldi per la dose quotidiana.

Langè è uno dei poliziotti che cerca di rompere questo meccanismo. Langè è uno di quelli che si aggira nella Milano by night, ma non solo, e cerca di salvare vite ormai perse. Chiamarlo angelo, come anche tutti i suoi colleghi, non è un’esagerazione. Ormai il compito del poliziotto anti-droga non è più solo quello di arrestare lo spacciatore o segnalare il consumatore,  ma è diventato un compito anche sociologico cioè capire il perché accade. Perché ormai quasi tutte le classi sociali e professionali “fanno il culo alla coca”: liberi professionisti, studenti, operai, casalinghe, commercianti e artigiani. E’ finita l’epoca in cui associavamo la droga al delinquente del quartiere o, ultimamente, allo straniero di turno. Oggi la coca la smazza anche un italiano e a consumarla è anche un italiano.

Oggi poi la coca viene presa in mix con altre droghe, ad esempio con l’eroina che ha l’effetto down cioè di riportarti ad uno stato normale, a calmare l’eccessivo eccesso che ti provoca la cocaina. Sentendo alcune interviste, più o meno ricorre sempre questa frase in chi viene intervistato ed è stato o è consumatore: “con la cocaina il mondo sempre tutto più bello, vai d’accordo con il mondo, vuoi bene a tutti….”. Apparire. Essere accettati. Essere di moda. Stare in sintonia. Dare il massimo nella vita privata e nel lavoro. Diventare più belli. Forse queste sono alcune risposte al perchè si assume cocaina.

Onestamente per me chi si fa di cocaina, e in generale di droghe, è un POVERO SFIGATO!

Pubblicato da MyOwnPrivateIdaho a 07:40

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